Lacerto I

Lacerti, brandelli sconnessi di riflessione sull’arte visiva come fenomeno dall’individuale al collettivo

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Prima di iniziare a creare è forse necessario domandarsi perché come e cosa creare? Chi effettivamente si pone queste domande? Quale artista ha la consapevolezza necessaria che gli permetta di rispondere in modo netto e avvertito sull’essenza della creazione? Ci viene da dubitare sulla necessità della teoria prima della pratica e ipotizziamo che l’intuizione e l’istinto siano più che sufficienti o addirittura siano la sola cosa discriminante. Spesso accade infatti che un ottimo critico non sappia creare alcunché e viceversa che un artista non sappia dire nulla su ciò che fa. Non stupisce, è nell’ordine delle cose che sia così, è diventata una verità addirittura banale quella per cui il critico conosce l’opera dell’autore meglio che l’autore stesso. Tuttavia, come non vedere che senza una critica dell’esistente, senza un pensiero che sappia, anche se non del tutto coscientemente, indirizzare le forze creative verso l’analisi corrosiva dell’esistente, senza gli strumenti di consapevolezza che derivano da differenti esperienze culturali, nulla salverà l’artista dal conformismo (o da un conformismo dell”anticonformismo), dalla ripetizione del canone estetico appreso e corrivo che ha valore solo perché praticato dalla maggioranza; nulla salverà l’artista da disegnare foglie di fico per la contemporanea assenza di gusto. Da qui deriva la necessità di indagare di nuovo la creazione come processo, come atto, nei suoi elementi primordiali. Bisogna risalire alla domanda fondamentale chiedendosi prima di tutto: che senso ha oggi la creazione nell’arte visiva? Quando si è già detto tutto, raffigurato tutto, la bellezza suprema e la sua distruzione, ha ancora senso dipingere o dedicarsi a raffigurare qualcosa? Oggi, che siamo invasi da immagini, da stimoli, da bellezza così convenzionale da passare inosservata, che tutto è sofisticato e omologato nello stesso tempo, che nuove tecniche vengono inventante ogni giorno e passano di moda il giorno successivo, ha ancora senso prendere in mano i pennelli, le matite, piazzare da qualche parte il cavalletto o mettersi davanti a uno schermo e, dimentichi di tutto, creare? Indagare il senso della creazione in arte visiva, di un gesto che è così arcaico da risalire fino agli albori della cultura dell’uomo, alle pitture rupestri, ecco l’ardua ricerca che ogni artista dovrebbe tentare e che si tenterà. Si cercherà di proporre lacerti di pensiero estetico, che potranno nutrire chi è alla ricerca di stimoli per il proprio percorso, per la riflessione critica sul fare arte e in particolare arte visiva. Brandelli di carne dell’artista, smembrato come Dioniso, diventeranno nutrimento spirituale per chi avvertirà la necessità di questa ricerca. Il mio scopo è stabilire un contatto con te artista, ipocrita lettore, mio simile, mio fratello. [Daniele Baron]

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fotografia
Daniele Baron

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2 pensieri su “Lacerto I

  1. non Dioniso ma ERos crea, anzi genera e dunque amore ma un atto d’amore, un gesto che fa e nel fare crea, il gesto la creta e la creazione la passione di quel gesto. Per cui non necessita di nome, l’artista né l’opera che resta e lo supera, è tempo nel tempo che in essa si ferma per tutto il futuro che verrà. Maria Zambrano lo afferma con chiarezza. f.f.

    1. Grazie Fernirosso per la tua lettura e per il tuo intervento. Certamente la creazione è anche amore e come tale deve essere intesa e perciò posso condividere senz’altro ciò che scrivi a proposito. Il mio riferimento al mito di Dioniso era da intendersi in analogia al titolo della rubrica, lacerto, che è sia in senso lato un frammento di qualche cosa che letteralmente un pezzo di carne. Mi piaceva questa doppia valenza del termine, la trovavo significativa e ci ho giocato un po’ su. Dalla passione dell’artista, dal suo patire e gioire anche, nascono molteplici stimoli che possono essere nutrimento spirituale per altri artisti. Carne che è spirito, spirito che è carne, s’incarna. Questa passione è certamente anche amore, ma anche applicazione, lavoro, caso e mille altre cose insieme, questa passione “manda a pezzi” mille certezze, moltiplica i nomi delle cose, supera di gran lunga spesso lo stesso artista.
      Ecco ciò che desidero interrogare, cercando di fare luce sul senso del gesto creativo.
      Un caro saluto
      Daniele

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